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San Giorgio Patrono

La chiesa intitolata a S. Giorgio, patrono di Urzulei, venne edificata in stile gotico-aragonese nel corso del Cinquecento. Si trova all'interno di un ampio cortile con muro di cinta in pietre nella parte alta del paese, lungo la strada principale. È caratterizzata da un impianto mononavato scandito da eleganti arcate a sesto acuto. Il soffitto ha copertura lignea. Nella semplice facciata esterna si apre il portone d'ingresso sormontato da una piccola edicola quadrata e da un oculo di forma romboidale. Al centro del tetto a capanna con copertura in tegole è posta una piccola croce. Sul retro dell'edificio è posto il particolare campanile a vela, con bifora ogivale in cui sono poste le campane, raggiungibili tramite un'alta scalinata. All'interno della chiesa si conserva la bella statua di S. Giorgio. Gli urzuleini festeggiano due volte all'anno il loro patrono: il 26 Aprile e la 3^ domenica di Agosto. Chiesa di San Giorgio Chiesa di San Giorgio

Sulla pietra dell'altare è riportato il numero 523 che potrebbe essere un'indicazione dell'anno in cui fu costruita la chiesa. Secondo la tradizione sarebbe stato lo stesso santo, in visita al paese, a chiedere l'edificazione della chiesa, che è la più antica della Sardegna, tra quelle in suo onore. Alcuni ritengono però che, anteriore a questa, vista la forte devozione del paese al Santo per via dei portentosi miracoli che operò, ce ne sia stata un'altra. Nel 1972 si registra un primo intervento di restauro della struttura con il rifacimento del tetto in legno; un altro intervento di questo tipo fu iniziato nel 1992 per il restauro del manto di tegole del tetto e dell'intonaco esterno. La statua di San Giorgio conservata nella chiesa, secondo il P. Cannas dovrebbe essere del XVII secolo, mentre Don Satta, nell'opuscolo Breve Cronistoria di Urzulei, sostiene che questa tesi non può essere attendibile.

San Giorgio (Cappadocia, 275-285 circa - Nicomedia, 23 aprile 303) è stato, secondo una consolidata e diffusa tradizione, un martire cristiano, venerato come santo megalomartire da quasi tutte le Chiese cristiane che ammettono il culto dei santi[1]. San Giorgio è inoltre onorato dai musulmani con il titolo di ''profeta''[2]. Morì prima di Costantino I, probabilmente sotto le mura di Nicomedia, secondo alcune fonti nel 303. Il suo culto è molto diffuso ed è antichissimo risalendo almeno al IV secolo. In mancanza di notizie biografiche certe su san Giorgio, le principali informazioni provengono dalla Passio sancti Georgii, che però già il Decretum Gelasianum del 496 classificava tra le opere apocrife. Secondo questa fonte, Giorgio era originario della Cappadocia (regione dell'odierna Turchia), figlio di Geronzio, persiano, e Policromia, cappadoce, nato verso l'anno 280. I genitori lo educarono alla religione cristiana. Trasferitosi in Palestina, si arruolò nell'esercito dell'imperatore Diocleziano, comportandosi da valoroso soldato fino al punto di giungere a far parte della guardia del corpo dello stesso Diocleziano, divenendo ufficiale delle milizie.

Il martirio sarebbe avvenuto sotto Diocleziano stesso (che però in molte versioni è sostituito da Daciano imperatore dei Persiani), il quale avrebbe convocato settantadue re per decidere che misure prendere contro i cristiani.

Giorgio donò ai poveri tutti i suoi averi e, davanti alla corte, si confessò cristiano; all'invito dell'imperatore di sacrificare agli dei si rifiutò: secondo la leggenda venne battuto, sospeso, lacerato e gettato in carcere, dove ebbe una visione di Dio che gli predisse sette anni di tormenti, tre volte la morte e tre la resurrezione.

Tagliato in due con una ruota piena di chiodi e spade, Giorgio resuscitò operando la conversione del magister militum Anatolio con tutti i suoi soldati, che vennero uccisi a fil di spada; entrò in un tempio pagano e con un soffio abbatté gli idoli di pietra; convertì l'imperatrice Alessandra che venne martirizzata.

A richiesta del re Tranquillino, Giorgio risuscitò due persone morte da quattrocentosessant'anni, le battezzò e le fece sparire. L'imperatore Diocleziano lo condannò nuovamente a morte e il santo, prima di essere decapitato, implorò Dio che l'imperatore e i settantadue re fossero inceneriti; esaudita la sua preghiera, Giorgio si lasciò decapitare promettendo protezione a chi avesse onorato le sue reliquie, le quali sono conservate in una cripta sotto la chiesa cristiana (di rito greco-ortodosso) a Lydda (l'odierna Lod, in Israele).

Patrono di: Arcieri, cavalieri, soldati, alabardieri, armaioli, piumaroli (elmo), movimento scout; Catalogna, Georgia, Inghilterra, Lituania, Portogallo, Repubblica di Genova; numerose località.

L'icona e il mito: L'iconografia che lo rappresenta in lotta con il drago, per liberare una fanciulla, non appare nei primi secoli ma solo dopo l'avvento dei Crociati; può essere stata reinterpretata una vecchia iconografia pagana, per dare a Giorgio l'immagine del perfetto cavaliere cristiano, spinto da motivazioni etiche e religiose. Giorgio proteggeva una creatura indifesa: questa poteva rappresentare la Terra Santa, preda dell'islam, oppure la Chiesa, ovvero la cristianità da difendere dagli infedeli o dal Maligno, oppure i deboli ed i poveri, secondo l'etica cavalleresca. L'immagine più amata tra gli ortodossi è quella che lo vede su un cavallo bianco che colpisce il drago, quale principe e cavaliere cristiano preso a simbolo della grazia e della bellezza che vincono il Male.

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